Cause e sintomi setticemia o sepsi

La setticemia, o sepsi, è una malattia sistemica poco conosciuta che però ha un'incidenza maggiore dell'infarto, può quindi essere importante conoscerne le cause e i sintomi. Solo nel nostro Paese, annualmente, circa 60 mila persone muoiono per sepsi, in tutto il mondo si stima che la setticemia colpisca oltre 26 milioni di individui. Nelle forme più gravi (es. setticemia fulminate) ha un tasso di mortalità ospedaliera che va dal 40 al 60 per cento. Questa particolare malattia è la conseguenza di una grave forma d'infezione caratterizzata da un'intensa risposta infiammatoria da parte dell'organismo. Alla luce di questi dati si capisce perché è stata creata la Giornata mondiale della sepsi, un evento, che si svolge il 13 settembre di ogni anno, che ha l'obiettivo di far conoscere la sepsi.
Nessuno è immune alla setticemia, la malattia colpisce però in prevalenza le persone che hanno delle difese immunitarie ridotte, i bambini e gli anziani. Per la cura della malattia è fondamentale una rapida diagnosi e una corretta terapia antibiotica. Come per altre patologie la prevenzione è molto importante, per far ciò è fondamentale che gli ospedali adottino programmi di controllo delle infezioni. Massimo Antonelli, Presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), spiega che riconoscere precocemente la spesi permette di trattarla immediatamente e, di conseguenza, si migliorano le probabilità di guarigione.
Per comprendere meglio cosa è la setticemia, quali sono i sintomi, cosa fare in caso di infezione, a chi rivolgersi, come si cura, ecc. di seguito riportiamo alcune informazioni schematiche che speriamo possano essere utili per migliorare la conoscenza di questa malattia spesso sottostimata.
Diffusione
Sebbene sia poco conosciuta, la sepsi è molto più diffusa di altre patologie più note come ad esempio l'infarto del miocardio e i tumori. Nel continente europeo, annualmente, vengono diagnosticati circa 400 casi di setticemia ogni 100 mila abitanti. Secondo alcune stime, in Italia ci sono ben 60 mila casi di setticemia ogni anno.
A chi rivolgersi
La prima persona che può venirci in aiuto in caso di sepsi è il medico di medicina generale (M.M.G.), meglio noto come medico di famiglia. Il professionista potrà individuare un'eventuale infezione e valutare i primi trattamenti che bisognerà seguire. In alcune circostanze, per esempio età avanzata del paziente, utilizzo di terapie immunosoppressive o presenza di malattie croniche, la terapia di prima linea potrebbe non essere sufficiente, in questi casi sono necessari ulteriori trattamenti è potrebbe essere richiesto anche il ricovero ospedaliero.
Sintomi
Ci sono alcuni sintomi che potrebbero accendere un campanello d'allarme per la setticemia. In presenza di una febbre alta (superiore a 38,5 gradi) che perdura per 24-48 ore nonostante gli antifebbrili, potrebbe essere opportuno sentire il proprio medico di famiglia o, in casi eccezionali, recarsi in pronto soccorso (salvo casi particolari è sempre meglio consultare il medico di medicina generale per evitare di saturare il pronto soccorso per casi meno urgenti). Altri sintomi collegati alla sepsi sono: fatica nella respirazione, malessere e ipotensione con svenimenti, riduzione consistente della diuresi per 24-48 ore, braccia o gambe gonfie, stato di coscienza alterata e comparsa di petecchie (microemorragie puntiformi causate dalla fuoriuscita di sangue da piccoli vasi ematici, in pratica piccole macchie puntiformi sulla pelle). Per quanto riguarda i bambini ulteriori campanelli d'allarme possono essere: il vomito, mal di testa e sonnolenza.
Cura
In caso di infezione localizzata, può essere sufficiente un trattamento a domicilio con antibiotici. Per i casi più gravi è necessario invece il ricovero ospedaliero, in particolari situazioni si ricorre addirittura alla terapia intensiva per un trattamento rianimatorio delle funzioni vitali che vengono messe in crisi dalla setticemia.
Prevenzione
L'igiene delle mani svolge un ruolo centrale nella prevenzione delle infezioni, di conseguenza il miglior modo per prevenire la sepsi è quello di lavarsi accuratamente le mani dopo che si è transitati in luoghi pubblici. Lavarsi accuratamente le mani è il singolo fattore più importante nel ridurre il rischio di sepsi in strutture sanitarie e nella comunità. Ben un caso di setticemia su cinque può essere evitato semplicemente attraverso il rigoroso rispetto delle norme igieniche.
Cause e responsabili
Sebbene i germi sono presenti da per tutto, negli ospedali il rischio di contrarre la sepsi potrebbe aumentare perché i microrganismi sono continuamente sottoposti a trattamenti antimicrobici e, di conseguenza, diventano più resistenti. Nella maggior parte dei casi la sepsi è causata da batteri, ci potrebbero essere delle situazioni dove la malattia parte da virus, funghi o protozoi (dei microorganismi unicellulari eucarioti).
Vaccinazioni e antibiotici
La vaccinazione ricopre un ruolo importante nella prevenzione della setticemia, vaccinare i bambini contribuisce a proteggere anche i loro nonni. Quando si vaccinano i più piccoli si avvia un meccanismo noto come "immunità di gregge", un processo che contribuisce a interrompere la diffusione dell'infezione riducendo il numero dei malati. Se l'infezione è già in atto il vaccino però non serve e bisogna ricorrere agli antibiotici, questa categoria di medicinali è molto importante ma bisogna usarli nel modo giusto. Negli ultimi decenni si è fatto un uso indiscriminato di antibiotici, un fenomeno che deve essere fermato perché la loro eccessiva somministrazione ha portato a un drastico aumento della presenza di batteri resistenti, fenomeno innescato anche da una non corretta adesione alla terapia da parte dei pazienti. Per sapere come utilizzarli nel modo corretto vi rimandiamo alla Guida per gli antibiotici (Antibiotici, informazioni e consigli) e a un articolo pensato per i genitori Antibiotici per bambini (Antibiotici per bambini: consigli e controindicazioni).
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