Sanità in carcere

I detenuti, al pari dei cittadini in stato di libertà hanno diritto a prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci e appropriate. Così replica il primo articolo del decreto legislativo n.230, del 22 giugno 99; che ho avuto casualmente sotto il naso pochi giorni fa mentre sfogliavo una rivista. Ho appreso inoltre che la stessa legge prevedeva che, dal gennaio 2000, l'assistenza sanitaria ai detenuti tossicodipendenti doveva passare dal ministero di Giustizia a quello della salute e alle Regioni.
A due anni di distanza, nelle prigioni non è cambiato niente e qualcuno lancia un grido dall'allarme.
Tutti chiedono che venga accelerato l'iter del decreto, tutti sostengono che bisogna recuperare il tempo perso, altri temono il peggio: ossia sostengono che il governo stia svuotando progressivamente il contenuto del decreto legislativo del 99, mentre molti altri denunciano tagli consistenti per tutto il 2002: circa il 20 per cento in meno per il servizio di guardia medica, meno 20 per cento per l'assistenza infermieristica e meno 50 per i prodotti farmaceutici.
Mi sembra di non intravedere validi spiragli che possano portare a dei miglioramenti delle condizioni sanitarie dei tossicodipendenti e dei detenuti tutti.
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