Quando il tempo sembra fermarsi

Come la natura, anche la coscienza aborrisce i vuoti. A volte sembra quasi di impazzire per quella infinitesima frazione di tempo di troppo che la lancetta dei secondi di un orologio sembra impieghi per scattare. Gli scienziati che studiano il cervello hanno scoperto che, quando guardiamo qualcosa come un cursore lampeggiante sullo schermo di un computer, il nostro cervello espande la nuova percezione per compensare il tempo che i nostri occhi impiegano per muoversi. Questo si verifica tutte le volte, ma lo notiamo solamente quando osserviamo qualcosa che cambia ad intervalli regolari. Il risultato di questo studio suggerisce che la parte cosciente della nostra mente è talvolta alla continuità che all'esattezza nella valutazione dei fenomeni.
Kielan Yarrow e i colleghi del London's Institute of Neurology hanno scoperto che quando un individuo sposta lo sguardo da un punto fisso sullo schermo di un computer ad un cronometro che inizia da contare da zero non appena gli occhi si sono mossi, questi misurano erroneamente la lunghezza del primi scatto del cronometro. Cosa fondamentale, più è lungo il tragitto che gli occhi devono compiere per raggiungere il cronometro, maggiore è l'errore riscontrato nel giudizio. L'illusione che induce all'errore scompare se l'osservatore è in grado di vedere il cronometro scorrere lungo lo schermo. "Il cervello assume per certo che l'oggetto dell'osservazione rimanga lo stesso" spiega Yarrow, "ma [quando] violiamo questa assunzione spostando l'oggetto… l'illusione si dissolve", e torniamo a commettere l'errore.
Queste scoperte si adattano perfettamente ai risultati ottenuti da altri studi, che a loro volta hanno rivelato che la coscienza reinterpreta e ricostruisce le nostre percezioni passate in base ad eventi accaduti successivamente. Per esempio, quando una persona riceve due rapidi colpetti sul polso seguiti da uno sul gomito, a volte percepisce l'ordine di successione come polso-gomito-polso. "Non è chiaro perché il cervello possa ricostruire il passato in questo modo", sostiene Yarrow. "La domanda è se questo fatto ci comunichi qualcosa di fondamentale sul nostro cervello".
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