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Teorie comportamentali - Teorie comportamentali, l'uomo sembra provare una risposta emozionale più forte se deve agire in prima persona

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Teorie comportamentali

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"Lascerei morire una persona sotto il treno se questo servisse a salvarne altre cinque, ma solamente se tutto ciò che dovrei fare fosse premere un interruttore, non se dovessi spingerla sotto le rotaie con le mie mani", questa differenza ha messo a dura prova le teorie dei filosofi che hanno cercato di dare una soluzione a questo comportamento.

Oggi gli scienziati potrebbero aver trovato una spiegazione psicologica: l'uomo sembra provare una risposta emozionale più forte se deve agire in prima persona. Joshua Greene ed i suoi colleghi della Princeton University hanno condotto un test in cui veniva chiesto i pazienti di prendere un certo numero di decisioni mentre il loro cervello veniva esaminato da uno scanner a risonanza magnetica. L'esame ha rivelato nei pazienti un'attività cerebrale connessa alla zona delle emozioni molto più intensa quando viene loro chiesto di decidere se spingere o meno una persona sulle rotaie o fuori da una scialuppa di salvataggio. Se messi invece di fronte ad una situazione meno personale - se premere un interruttore per deviare il percorso del treno o votare per una legge che condannerebbe un piccolo gruppo di persone per salvarne di uno più grande - il loro cervello mostra una maggiore attività nell'area connessa alla memoria.

"Sono problemi molto simili, ma pare che il nostro modo di affrontarli sia molto diverso", commenta Greene. Le emozioni comunque non sempre costituiscono il fattore dominante. Le persone che hanno detto che avrebbero premuto il pulsante per deviare il percorso del treno, hanno impiegato più tempo per prendere la propria decisione rispetto a coloro che invece hanno detto che non l'avrebbero premuto. Questa esitazione potrebbe significare che essi stiano agendo contro un istinto iniziale di non premere. La ricerca portata avanti del dottor Green è parte di un programma in corso sulla psicologia morale, atto a trovare una spiegazione al processo decisionale senza ricorrere al tradizionale razionalismo, in cui le decisioni morali sono ritenute un prodotto del freddo raziocinio. John Darley, collaboratore del progetto, commenta scherzosamente: "le questioni morali non si presentano con un cartellino con scritto: sono una questione morale, riservami un trattamento di favore".


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