Funghi fatali prosperano nel grasso
Banchettano con i grassi anziché come di norma con gli zuccheri, il fungo infettivo Candida Albicans può trovare rifugio sicuro all'interno delle cellule viventi. Questa variazione nella dieta sembra rafforzare la capacità dei microbi di provocare infezioni non trattabili e spesso mortali in quelle persone con un sistema immunitario debole.
Il percorso metabolico coinvolto nel processo non esiste nelle cellule dei mammiferi, e perciò esse possono costituire dei bersagli ideali nell'uccisione delle cellule del fungo, mentre lasciano illese le cellule umane. In genere è difficile creare una medicina contro i funghi, perché il loro metabolismo è molto simile a quello delle cellule dei mammiferi.
Quando il sistema immunitario umano funziona normalmente, i fermenti di questo tipo, confinati nelle aree del corpo ricche di glucosio come la pelle e l'intestino, non provocano niente più che un'irritazione. Quando invece il sistema immunitario è danneggiato, in particolare nei pazienti affetti da leucemia e quelli sottoposti a chemioterapia, il C. Albicans diventa capace di superare le difese del corpo ed invadere le cellule sane. Una volta all'interno, il fungo diventa difficilmente raggiungibile dai farmaci, e l'infezione può diffondersi fino ad organi vitali come il rene.
Il codice genetico del C. Albicans non è stato ben compreso, tanto che Gerald Fink e Michael Lorenz, studiosi al Whitehead Institute for Biomedical Research di Cambridge, nel Massachusetts, utilizzano un lievito di birra strettamente imparentato ad esso come modello per studiare l'infezione da C. Albicans.
Lavorando con le cellule immunitarie dei topi, i ricercatori cercano di capire quali geni del fungo si attivino dopo che questo viene fagocitato dalle cellule immunitarie.
Sono stati individuati da Fink e Lorentz undici dei quindici geni attivi codificati per un percorso metabolico chiamato ciclo di glyoxylate, che permette ai funghi di utilizzare come cibo i lipidi, che compongono il grasso, al posto del solito glucosio.
Per verificare che quello osservato per l'S. Cerevisiae sia valido anche per il C. Albicans, i due scienziati hanno creato una variante mutata del C. Albicans privata di uno degli enzimi centrali del ciclo glyoxylate. Questa ha infettato i topi, ma in maniera molto meno virulenta rispetto al suo fratello non mutato.
"Questo è incredibilmente interessante e importante dal punto di vista della ricerca", afferma il microbiologo Joseph Heitman, del Duke University Medical Center a Durham, nella Carolina del Nord. Non di meno, Heitman sottolinea la sua importanza dal momento che di recente è stato scoperto che il processo di glyoxylate è fondamentale per la sopravvivenza dei batteri che causano la tubercolosi (Mycobacterium tuberculosis) all'interno delle cellule.
Le compagnie farmaceutiche stanno già sviluppando dei farmaci in grado di inibire il processo di glyoxylate nel M. tuberculosis, riferisce Heitman. Potrebbero essere anche trovati composti simili capaci però di agire sul C. Albicans.
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